Come ho iniziato – Seconda parte

Così si presentava la mia scrivania alla fine de “L’ultimo sorriso”
“L’ultimo sorriso” era lì, chiuso nel cassetto, mentre il mio percorso si arricchiva di nozioni tecniche, di esercitazioni, di due corsi di Scrittura Creativa. In tutto quel periodo mi sentivo come in gabbia perché fremevo dalla voglia di continuare il mio romanzo. Più il tempo trascorreva più maturava in me la convinzione che quel percorso mi stava distogliendo dall’obiettivo. Non avevo ancora capito che mi ci stava pian piano conducendo. Ho dato vita a decine di personaggi che abitavano piccoli racconti, di generi e argomenti sempre differenti. A qualcuno di quei racconti mi sono anche affezionato e non escludo di poterli condividere su questa piattaforma. Il mio maestro mi spinse a partecipare ai concorsi, ma oggi credo che lo abbia detto solo per farmi concludere un percorso di crescita di cui era sicuramente più consapevole di me. Nemmeno a dirlo, i miei racconti non suscitarono mai l’interesse delle giurie, sebbene fossi convinto di aver scritto dei bei testi. Il mio maestro sapeva che non avrei vinto e che non avrei nemmeno ricevuto una notazione di merito, lo fece per pormi subito di fronte al problema più grande di chi si affaccia al mondo della scrittura: vedersi bocciare ciò che si è creato con passione. Capii che non sarebbe stato facile e che nulla è scontato nel mondo dell’editoria. Fu sempre lui, Ruggero, a completamento di questo percorso insieme, a dirmi che era giunta l’ora di riaprire quel cassetto e riprendere in mano quegli “appunti”. Sì, a distanza di oltre un anno, quelle che a me erano da subito sembrate valide pagine di un libro, assumevano l’importanza di semplici appunti da cui ripartire come se nemmeno una riga fosse mai stata scritta! Fu così che nacque l’intera struttura del romanzo, schematizzata capitolo per capitolo sulla parete della mia stanza, nacquero Alessandro con la sua inconcludenza, Halina venuta da lontano, Suela a incoraggiarlo e poi Manetti, la Bonafede, Billè. Prima ancora di riprendere a scrivere, quei personaggi presero a vivere dentro di me, era come se fossero da sempre miei amici, chi buono, chi perfido, chi disilluso e chi opportunista, ma era la vita. La definitiva stesura del manoscritto terminò in 4 mesi, diciotto capitoli scritti di notte in compagnia solo della mia fantasia. Ricordo il momento in cui scrissi l’ultima parola su quelle pagine: “FINE.” Fu una sensazione che non avrei dimenticato mai più e che non ho nemmeno mai raccontato forse perché non semplice da spiegare. Nell’immediato fui euforico, non stavo nella pelle perché la mia storia era lì in quelle pagine, ma un attimo dopo fui colto da un senso di smarrimento e mancanza, come se quei personaggi fossero svaniti nel nulla, come se quella storia non fosse più mia, solo per il fatto di essere totalmente uscita dalla mia mente. Fui triste e poi allegro, smarrito ed orgoglioso. Non sapevo ancora se la qualità di quello che avevo scritto fosse meritevole, ma era mio, e l’Ultimo sorriso fu solo di gioia.

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