UNA VITA COME TANTE – HANYA YANAGIHARA

Non è facile parlarvi del libro che ho deciso di condividere con voi. Non lo è perché non è un libro facile, anzi direi decisamente difficile.

Si tratta di “Una vita come tante” di Hanya Yanagihara, pubblicato da Sellerio nel 2016.

Non è facile scriverne, non è facile definirlo, non è facile leggerlo.

No, non sto cercando di scoraggiarvi, anzi “Una vita come tante” è una delle poche letture che sono riuscite a segnarmi nel profondo negli ultimi anni. I personaggi cui Hanya Yanagihara ha dato vita sono ancora con me nonostante sia passato un anno da quando li ho conosciuti. Lo stile di questa autrice è talmente incisivo che sembra di vivere in prima persona le vicende che narra,grazie anche alla magistrale traduzione di Luca Briasco.

Il mio giudizio non può che essere positivo su questo romanzo.

Già, però vi ho detto che non è facile definirlo né, tanto meno, leggerlo. Perché?

Definire “Una vita come tante” è un’impresa ostica, quasi impossibile. Incasellarlo in un genere letterario ben preciso è inutile e rischia di svilirne la complessa struttura narrativa, quindi non proverò a farlo.

Proverò, piuttosto, a definirne la trama. Cosa racconta “Una vita come tante”?

Molte, moltissime cose. La storia di un’amicizia, in primis: quella tra i quattro protagonisti Malcom, JB, Willem e Jude. Un’amicizia che nasce all’università e, tra infinite vicissitudini, accompagnerà i quattro ragazzi lungo tutta la vita. Ma tra i quattro protagonisti, la storia di uno di loro emerge sulle altre. La “Little life” dal titolo in lingua originale è quella di Jude St Francis, uno dei personaggi letterari a mio parere meglio riusciti degli ultimi vent’anni.

Jude è un enigma per chiunque, anche per i suoi amici, forse soprattutto per loro. È dotato di un’intelligenza prodigiosa, un avvocato di successo circondato d’amore: l’amore fraterno di JB, Willem e Malcom, e l’amore di stampo paterno del professor Harold Stein. Eppure, non può godere di tutto ciò.

Jude St Francis ha un passato che non confida a nessuno, ma che non si può non intuire da molti segnali lanciati dal suo corpo. Certo, ciò che si indovina è una minima parte della verità, di quella verità orrenda che si porta dentro e che lo divora lentamente.

Quando poi sarà pronto a parlare, a dire tutto, quello che racconterà lascerà un segno in chiunque sia disposto ad ascoltarlo.

Qui comincia la parte difficile della lettura. Vi confesso che io, che sono solito immergermi nei libri che leggo e quando devo staccarmene lo faccio con grande disappunto, ho dovuto fare frequenti pause una volta arrivato alle parti in cui viene narrata l’infanzia allucinante di Jude.

Da ultimo, nel romanzo di Yanagihara non ci sono solo amicizia e trascorsi da incubo: ci sono il riscatto personale e il fallimento, l’amore che guarisce e la violenza autoinflitta, l’altruismo più sincero e la più bieca sopraffazione.

Si potrebbe dire che in “Una vita come tante” c’è tutto. Una definizione alquanto semplicistica, lo ammetto, ma forse è quella che rende meglio l’idea. E quel tutto bisogna assolutamente leggerlo.

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