Presentare il libro al pubblico

La narrazione di due eventi – L’intervista a Canale 100 La Radio e la presentazione alla Feltrinelli di Bari

Quanto è importante presentare il proprio libro al pubblico?

In un’epoca globale, dove il mercato è amplificato dalla rete, si potrebbe pensare che l’incontro con una cerchia ristretta di persone sia un evento di secondo ordine. In effetti un post sponsorizzato sui social network raggiunge migliaia di persone in pochissime ore quindi, a meno che non si sia riusciti a organizzare un evento in un auditorium da duemila posti, sembrerebbe più efficace di un piccolo incontro a cui partecipano magari anche solo una trentina di persone.

Ma, c’è un ma…

Quel ma sono le persone, le emozioni, il motore dell’intera esistenza.

Da lettore partecipo spesso alle presentazioni e lo faccio non certo per conoscere la sinossi del libro, quella, con una ricerca elementare la raggiungo da solo, piuttosto ciò che mi interessa è capire le emozioni dell’autore, cosa lo porta a scrivere, cosa c’è dietro un libro, tutto il lavoro fatto, le ricerche, le notti insonni, l’empatia con i personaggi.

Poi, può accadere che uno specifico lavoro meriti alcuni approfondimenti, non fosse altro per non deviare l’opinione comune su un libro. Ad esempio parlando de “L’ultimo sorriso” molti danno risalto al mondo del calcio che vive nelle sue pagine, io invece quando incontro i lettori ci tengo sempre a sottolineare come questo aspetto sia in realtà solo lo sfondo della vicenda e lo faccio perché mi rendo conto che non tutti amano lo sport e il calcio nello specifico, quindi non vorrei che si precludessero la lettura del mio libro solo per un aspetto che non è certo quello predominante dell’intero romanzo.

Ma incontrare le persone è per me un’occasione speciale per far conoscere Alfonso, anche su territori lontani dal libro. L’Alfonso che si emoziona se deve parlare a una platea e che a volte palesa incertezze perché non è in possesso della verità.

Per queste ragioni in tutti gli eventi a cui ho partecipato finora non ho mai chiesto precedentemente le domande che mi si porranno, oltre al fatto che la curiosità del pubblico non può certamente essere prevista ma è sicuramente quell’aspetto che può far scoccare la scintilla che porta a decidere di spendere qualche euro per capire cosa avrà voluto dire nel libro l’autore.

Lunedì scorso ho vissuto un’intensa giornata a Bari, una città che amo dai tempi dell’Università e che vive nelle pagine del mio libro. Durante la mia prima esperienza in radio, ospite di Canale 100 La Radio, mi sono veramente divertito, ma divertito come fanno i bambini con i giocattoli appena scartati. Merito senza dubbio di due splendide padrone di casa, Marcella Labianca e Sissi Martinelli, che mi hanno fatto sentire come a casa e con cui è stato bello parlare non solo del mio libro, ma di scrittura, di letture, di come un’idea, un pensiero diventa un romanzo.

Mi sono divertito a fissare i monitor che dettano i tempi della diretta, quando staccare con le parole perché c’è la pubblicità o quando attacca l’intermezzo musicale, chissà magari un giorno farò lo speaker radiofonico. Ovviamente scherzo, ma se vi va potete dare uno sguardo alle foto e al video dell’intervista cliccando qui.

Nel pomeriggio poi ho oltrepassato timidamente l’ingresso di un luogo che da sempre cattura le mie emozioni quando vago per le strade di una città, la Feltrinelli, il nuovo concetto di libreria moderna, un luogo in cui puoi perderti tra i titoli, farti stuzzicare dalle sinossi, accomodarti sul divanetto per leggere qualche pagina accompagnandola con un buon caffè. Ma quando sono arrivato al centro dell’atrio e ho visto il mio libro lì, il cuore mi è arrivato in gola e per un attimo ho fatto fatica a far uscire le parole anche con chi aveva organizzato l’evento. Meno male che c’era Luciana con me.

Essere lì, alla Feltrinelli di Bari, a parlare del libro che è ambientato a Bari è stato per me come mettere i tasselli al posto giusto e farlo affiancato da un’amica brava come Luciana e un’icona barese doc come Michele Salomone è stato un onore.

Mi piacerebbe ringraziare una ad una le persone che hanno perso un’ora del loro tempo per ascoltare quello che avevo da dire, non è possibile perché non conosco i loro nomi, allora lo faccio almeno per Max Boccasile che era in prima fila e che si è lasciato incuriosire dalle cose di cui abbiamo conversato.

La sorpresa finale è stata poi per me quasi come chiudere un cerchio, aperto tanti anni fa quando, approcciandomi alla lettura di gialli, mi sono appassionato alle vicende narrate da Gianrico Carofiglio. Vederlo lì, fare la sua conoscenza, firmare una copia per lui, è stato come rendermi conto di aver impresso il mio nome sulla copertina de “L’ultimo sorriso”.

Se avete qualche minuto sfogliate la gallery.

Per concludere dirò un’eresia forse, ma per un autore incontrare le persone è molto più profittevole di un post sponsorizzato sui social, perché magari chi c’era avrà conosciuto Alfonso e potrà parlarne agli amici in cerca di un giallo da leggere, è quella la vera forza di un libro, quando fa parlare di sé.

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