L’ossessione dello scrittore

Alcuni anni fa, uno scrittore disse che un romanzo deve “ossessionare” chi lo scrive. Altrimenti è solo un hobby.

In quel periodo non scrivevo ancora, ma quella frase mi rimase impressa.

Quando poi ho iniziato l’avventura de “L’ultimo sorriso” mi è balzata in mente per non uscire mai più dai pensieri.

Anche in questi mesi dedicati alla stesura di “On the edge of precipice” quella storia, quegli intrecci, quei personaggi, quei misteri nascosti, stanno ossessionando la mia vita quotidiana.

Quando ho cominciato a scrivere, i miei personaggi e le loro storie mi hanno accompagnato per un pezzo di vita, diventando come miei amici, compagni di viaggio.

Se è vero che le ore che riesco a dedicare alla scrittura sono solo quelle notturne, prima che la stanchezza mi assalga, è altrettanto vero che una parte dei miei pensieri è costantemente occupata da questi compagni, dagli intrecci delle loro esistenze, dai luoghi in cui si svolgono le vicende che ho deciso di narrare.

Sempre più spesso, durante la giornata lavorativa o mentre parlo con la gente, mi ritrovo a pensare a nuove scene da inserire nel capitolo che sto scrivendo, a dialoghi con cui arricchire e “colorare” le mie pagine, a situazioni che potrebbero vivere.

Sempre più spesso mi capita di osservare gesti o espressioni, di ascoltare toni di voce o modi di dire che poi, a volte anche inconsciamente, diventano le loro caratteristiche.

Forse “ossessione” è un termine un po’ eccessivo, soprattutto perché oramai viene letto quasi soltanto nella sua accezione negativa, ma credo di aver capito a cosa si riferiva quella frase di parecchi anni fa.

Se il romanzo che si sta scrivendo – o si ha intenzione di scrivere – è frutto di un’esigenza dell’anima, non può fare a meno di ossessionarci fino a quando non lo si è terminato.

Il rovescio della medaglia spesso non è così positivo. Avete presente quella sensazione di quando un carissimo amico si trasferisce a chilometri di distanza? Si avverte la mancanza nella quotidianità, nella condivisione della giornata, pur sapendo di poter sempre fare affidamento su di lui.

È quello che è accaduto a me con Alessandro, Suela, Mamadi e Manetti e soprattutto è quello che so già accadrà ancora con Paolo, Janet, Collins e tutti gli altri che fanno oramai talmente parte di me che sicuramente mi mancheranno quando non ci sarà più nulla da raccontare delle loro storie.

Oggi spero solo di essere fortunato e che, quando “On the edge of precipice” non sarà più solo mio, ma di chi vorrà lasciarsi coinvolgere, arrivino nuovi volti, nuove voci, nuove esistenze a popolare quella parte della mia mente che, da quando ho fatto i primi timidi tentativi di stesura de “L’ultimo sorriso”, è dedicata alla meravigliosa dimensione della fantasia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.