L’ultimo sorriso

IL MIO ROMANZO D’ESORDIO È UN GIALLO CHE SI MUOVE TRA LE STRADE DI BARI, DOVE PERSONAGGI COMUNI SI TROVANO IMMISCHIATI IN UN FATTO DI CRONACA PIÙ GRANDE DI LORO.

La vita di Alessandro, giovane barese che come molti suoi coetanei sopravvive svolgendo lavori insoddisfacenti e mal pagati, viene scossa dalla notizia del suicidio di Alina, una escort lituana con cui ha stretto una tenera amicizia. Guidato solo dai suoi dubbi, Alessandro intraprende un percorso di indagine che lo porterà a mettere le mani in affari che non avrebbe mai immaginato.

Sarà grazie al suo operato di detective improvvisato ma caparbio che la polizia riaprirà le indagini sulla morte di Alina, portando alla luce la verità.

Come nasce “L’ultimo sorriso”?

Questa storia nasce dall’unione di due passioni, quella per il calcio e quella per i romanzi gialli.

Sono da sempre tifosissimo della squadra del Bari, la seguo allo stadio, in tv, ovunque. Venire a conoscenza degli scandali legati alle scommesse e alla compravendita di partite ha fatto insorgere dentro di me un senso di disgusto e rabbia.

La decisione di scrivere L’Ultimo Sorriso nasce proprio da questo mio essermi sentito tradito nella mia passione calcistica, da questa rabbia impotente che sono convinto abbia assalito tutti i tifosi biancorossi. Prima di cominciare a scrivere la storia di Alessandro e Alina mi sono chiesto: “Ma a chi può interessare? Forse solo a chi come me l’ha vissuta sulla pelle?”

Può darsi, ma io volevo che chiunque potesse apprenderla, viverla e magari provare lo stesso senso di frustrazione che ho provato io.

Non volevo scrivere un trattato di argomento calcistico, né una cronaca dello scandalo che ha coinvolto il Bari. Volevo raccontare una storia cui queste squallide vicende facessero da cornice e per questo ho ideato un romanzo giallo.

Mi piacciono i gialli perché sono una sfida tra autore e lettore. Creare un intreccio che coinvolga chi legge non è semplice, fornire indizi senza esporsi troppo lo è ancora meno.

Partendo quindi dalla vicenda che ha coinvolto una tifoseria e una città, ho costruito una storia e dei personaggi che potessero far rivivere quei fatti lasciandoli sullo sfondo di una trama che si sviluppa attorno a un misterioso suicidio.

Mi è piaciuto dare forma con le parole ad una città che amo, farne rivivere sulla pagina gli odori, i sapori e soprattutto la gentilezza e la cordialità dei suoi abitanti.

Ho voluto mettere al centro della mia storia Alessandro, un ragazzo come tanti, perché mi piaceva l’idea di dare vita ad un protagonista in cui tutti possano riconoscersi. Alessandro è maturato sotto i miei occhi, mentre scrivevo. Da giovane inconcludente e un po’ dispersivo, ha scoperto dentro di sé una caparbietà che ignorava di possedere, si è trovato ad affrontare aspetti della vita che gli erano ignoti, ha riflettuto su valori come l’amicizia e le difficoltà ad abbattere stereotipi di una società che accetta e coinvolge solo chi è perfettamente allineato ai canoni cosiddetti di “normalità”.

Scrivere L’Ultimo Sorriso mi ha appassionato molto, spero regali qualche emozione anche a chi vorrà leggerlo.